Quando il privato è al servizio del pubblico

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Pubblico e privato, buono e cattivo. In Italia, quando si parla di sanità, la dialettica tra questi due mondi è ancora oggi presentata in modo semplicistico, se non strumentale. Da un lato la difesa della salute pubblica, dall’altro la logica del profitto che creerebbe diseguaglianze.

Esiste un pregiudizio diffuso, non solo tra il grande pubblico, ma a volte persino tra gli addetti ai lavori, secondo il quale l’intervento degli operatori privati rappresenterebbe un pericolo per il sistema sanitario e per il paese. Operatori sanitari privati, ma anche fornitori di servizi, materiali e tecnologie che entrano nelle dinamiche delle aziende sanitarie pubbliche sarebbero, secondo questa visione, un ostacolo per il bene pubblico.

Come spesso accade, la realtà è molto più complessa.

Pregiudizi duri a morire

Ma da dove partono questi pregiudizi? Prima di tutto si confonde la “sanità privata” con la “sanità a pagamento”. Nel nostro Paese siamo, fortunatamente, abituati a considerare la salute come un diritto universale disponibile gratuitamente. I principi fondamentali su cui si basa il Servizio Sanitario Nazionale dalla sua istituzione, avvenuta con la legge n.833 del 1978, sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità. E siamo, giustamente, contrari all’idea che questa divenga accessibile solo a coloro che possono permettersi di pagare di tasca propria. Ciò che il grande pubblico ignora, o non considera, è però che il privato già oggi è ampiamente coinvolto nell’erogazione di prestazioni per conto del SSN, e dunque gratuitamente per il paziente. Non solo: la maggior parte dei cittadini tende a non considerare che senza il privato convenzionato sarebbe impossibile per lo stesso SSN assicurare gli attuali livelli di assistenza e cura, già peraltro fortemente sotto pressione, ad esempio per quel che concerne le crescenti liste di attesa. Insomma, la sanità privata accreditata costituisce una realtà consolidata ed essenziale, che resta, comunque, gratuita per il paziente, nell’ambito di budget di spesa definito e distribuito da decisioni e logiche politiche prima e pubblicistiche poi. Ben altra cosa è la fetta di mercato privato puro, che comunque spesso assorbe anche ritardi nell’introduzione di profili tariffari adeguati a metodiche e pratiche innovative.

Quando il privato è a sostegno della sanità pubblica

Ma non esiste solo questa tipologia di operatori privati. Meno diffuso, ma in crescita, è un altro tipo di collaborazione tra questi due mondi: è quella che prende forma all’interno di strutture pubbliche per le quali aziende private specializzate mettono a disposizione le proprie competenze e risorse, per consentire alle prime il raggiungimento dei propri obiettivi assistenziali “dall’interno”. Parliamo, cioè, di partner altamente qualificati, che operano nel contesto degli ospedali pubblici, fornendo servizi e tecnologie per consentire loro di gestire al meglio la propria missione assistenziale, senza sostituirvisi. Privati il cui scopo non è fornire un’alternativa – a pagamento – al servizio pubblico, ma ,al contrario, è mettersi a servizio del settore pubblico per consentire piani di sviluppo ed efficientamento nell’erogazione delle prestazioni dovute al proprio bacino di riferimento.

È proprio questa la missione di Medipass: nello specifico contesto della diagnosi e cura oncologica, operiamo sul mercato attraverso il modello dei “servizi clinici integrati”, basato sulla condivisione e perseguimento degli obiettivi assistenziali della struttura pubblica. Il nostro ruolo è quello di mettere a disposizione della struttura cliente tutte le risorse necessarie a realizzare, rinnovare e gestire nel medio-lungo periodo reparti di diagnostica per immagini, medicina nucleare e radioterapia.

Ostacoli culturali

È chiaro che far comprendere alle aziende pubbliche i vantaggi di affidarsi a realtà come la nostra è, almeno in parte, ancora una sfida. In un generico contesto di diffidenza verso gli operatori sanitari privati, l’idea di portare nel pubblico un partner privato è spesso difficile da accettare. Tra i timori, il rischio di sacrificare la qualità delle prestazioni in favore del profitto, perdere autonomia nelle decisioni strategiche, indebolire la governance clinica.

Come se non bastasse, è scarsa la consapevolezza dell’esistenza di percorsi amministrativi, giuridicamente ben definiti, che consentano questa collaborazione, nonostante la più recente normativa sulle partnership pubblico-privato fornisca un quadro chiaro anche relativamente a servizi core. Una naturale resistenza al cambiamento che meriterebbe d’essere

rimossa anche grazie a interventi di aggiornamento professionale a tutt’oggi troppo sporadici e a macchia di leopardo. Perfino nell’ambito economico è enorme il divario tra sistemi di valutazione basati su competenze per appalti a misura, magari circa il prezzo più basso, e la necessità di valutare piani economici che intendono prospettare logiche di misura delle performance e value based, prima ancora di soppesare vantaggi indotti, sia a livello assistenziale, sia sociale.

Un partner che condivide obiettivi, rischi e benefici

La sanità pubblica si trova oggi di fronte a un dilemma: come assicurare prestazioni sempre più onerose e complesse e in quantità crescente, in un contesto di tendenziale scarsità di risorse economiche e professionali? Il nostro modello, attrverso una gestione fortemente responsabilizzata al risultato, può essere una delle risposte:

  • garantendo gli investimenti necessari all’acquisizione di nuove tecnologie o metodiche,
  • assicurando la loro piena funzionalità e disponibilità nel lungo periodo,
  • mettendo a disposizione le risorse professionali incrementali necessarie,
  • contribuendo quotidianamente, con la nostra esperienza e le nostre competenze (maturate in decine di strutture in Italia e all’estero), a migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi erogati.

Il tutto mantenendo la governance clinica saldamente in mano al partner pubblico e condividendo, attraverso una remunerazione flessibile, il rischio dell’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi condivisi.

Un modello innovativo che restituisce la centralità al pubblico

L’innovazione è sempre stata al centro dell’offerta Medipass. Innovazione tecnologica, prima di tutto, legata all’introduzione di metodiche ed apparecchiature di ultima generazione, e innovazione di processo, che consente un’organizzazione del reparto pensata per essere performante. Ma la vera innovazione sta forse nel modello di servizio proposto, che supera il normale paradigma cliente-fornitore, per sostituirlo con partnership vere e proprie, basate sulla condivisione di rischi e benefici.

Crediamo che questo modello, già ampiamente utilizzato con successo in altri contesti (gestione energia, telecomunicazioni, risorse naturali, etc.), se esplorato con operatori esperti, possa trovare applicazione anche in settori di elevata complessità, come quelli clinici, in cui sono richieste risorse ingenti e competenze altamente specializzate, come nell’area oncologica di diagnostica e terapia. Parliamo comunque di un modello di procurement nuovo ed è quindi piuttosto naturale un periodo di assestamento in cui il decisore pubblico prenda confidenza con questa modalità di proposta.

Peraltro, la nostra sensazione è che esista una crescente consapevolezza riguardo alla validità di ciò che proponiamo. Va da sé che per sfruttare queste opportunità, oltre a quanto già fatto in merito da MEF ed ANAC, occorre che anche il decisore politico a livello regionale faccia la propria parte.

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